LABORATORIO DI STORIA, ARCHEOLOGIA E TOPOGRAFIA DEL MONDO ANTICO

 

 

SEGESTA

RICERCHE SUL TERRENO

 

 

SCAVI

Le aree indagate dal Laboratorio sono due, entrambe poste sulla zona sommitale del Monte Barbaro, là dove sorgeva l'acropoli Nord con i principali edifici pubblici cittadini disposti intorno all'agora: l'area 3000, ad Ovest dell'attuale strada di accesso al teatro e l'area 4000, nella zona del parcheggio odierno.

Veduta generale dei saggi 3000 (in alto, sopra la strada) e 4000

L'area 3000 (responsabili: M. de Cesare - M. Paoletti (fino al 1993) - M. C. Parra) ha rivelato tracce di occupazione protostorica, una monumentalizzazione greco-ellenistica e una fase massiccia di edificazione in epoca medievale ; uno iato sembra altresì caratterizzarla in età romana imperiale, attestata invece nell'area 4000.
La fase protostorica è testimoniata dalle tracce, rinvenute sul banco roccioso naturale in uno degli ambienti medievali, di una capanna indigena quadrangolare con muri in argilla cruda, di cui restano buche di palo, insieme a ceramica d'impasto lucidata a stecca, e a ceramica a decorazione geometrica incisa, impressa e dipinta.
La fase classica o forse tardo-arcaica è attestata dai resti di un edificio a pianta rettangolare, di cui si conoscono solo tratti di muri in blocchi isodomi, inglobati in alcuni ambienti medievali; l'edificio, certamente pubblico, deve essere definito nel suo sviluppo planimetrico, tipologico e funzionale.

SAS 3000


La fase tardoellenistica è ben documentata dai resti di un bouleuterion del quale si comincia a conoscere l'articolazione planimetrica risalente agli ultimi decenni del II sec. a.C.

Ricostruzione bouleuterion (disegno di C.Cassanelli)

L'edificio, che nel perimetro esterno attualmente misura m 18,50 X 15,30 ca., constava di una cavea semicircolare iscritta in un'aula rettangolare e presentava un portico d'ingresso a Nord, aperto su un'area pavimentata con lastre rettangolari di calcare bianco. Un ambulacro rettilineo, funzionale all'edificio stesso, correva sotto gli ultimi due ordini della cavea, suddivisa verosimilmente in sette ordini; l'orchestra, avente un raggio di m 2,26, era pavimentata in opus sectile. Nell'area dell'edificio è stata recuperata un'iscrizione eccezionale, datata ai primi anni del III sec. a. C., che ricorda il nome dell'architetto Bibachos e del direttore dei lavori, l'epistates Asklapos. Questo rinvenimento, unito ad altri dati emersi nell'area, permette di ipotizzare l'esistenza di un bouleuterion più antico, e quindi di una fase precedente di età ellenistica, alla quale si riconnetterebbe anche un edificio con cortile lastricato e portico colonnato dorico adiacente al lato meridionale del bouleuterion. Quest'ultimo edificio, con accesso monumentale verso l'agora, inquadrabile nel suo primo impianto in una fase forse compresa ancora nel IV sec. a.C., potrebbe essere identificato con il ginnasio attestato da alcune iscrizioni datate tra la fine del IV e la metà del III sec. a.C.
Alla fase del bouleuterion più recente è ricollegabile altresì il portico che monumentalizzava un accesso all'agora da Sud, databile tra II e I sec. a.C., di cui sono noti anche elementi architettonici e decorativi: ricordiamo un capitello corinzio italico,alcuni frammmenti di cornice iscritta, una dedica di un agoranomos originario dell'antica città siciliana di Petra, infine una statua femminile con chitone altocinto e himation trasverso sui fianchi.

Capitello corinzio italico

Statua femminile


Nella fase medievale l'area 3000 si configura come un complesso abitativo unitario, di cui non si conosce ancora la completa estensione. Esso presenta una planimetria articolata all'interno di un muro perimetrale ed è frutto di una prolungata crescita edilizia che diede luogo, tra XII e XIII secolo, ad accorpamenti di costruzioni preesistenti. Il complesso manca di organizzazione degli spazi comuni e privati: vani maggiori e minori si distribuiscono infatti in maniera disomogenea, secondo tipologie edilizie islamiche, anche se scanditi da una via principale e da passaggi esterni. Probabilmente l'ingresso primario dall'esterno deve essere localizzato sul lato settentrionale, ma esso doveva essere affiancato da altri accessi secondari, come quello individuato sul lato orientale ad una quota elevata che induce a ipotizzare la presenza di una scala lignea o di un ponte mobile. Il complesso rivela una serie di fasi costruttive, la cui cronologia assoluta deve essere ancora chiarita, fatta eccezione per la fase di abbandono entro la metà del XIII secolo, in relazione alle guerre tra Federico II e gli Arabi; esso è inoltre caratterizzato dall'accostamento di un nucleo abitativo, un piccolo villaggio di tipologia islamica, ad un nucleo di tipo palaziale, e rappresenta l'altro polo al fianco del castello che sorge sopra il teatro, cronologicamente coevo.

Particolare SAS 4000

Lo scavo dell'area 4000 (responsabili: C. Michelini - M. A. Vaggioli), limitrofa alla precedente e con essa costituente un complesso monumentale omogeneo per quanto concerne le fasi antiche, ha portato all'identificazione dell'agora della città classico-ellenistica, che diviene foro in epoca romana, come sembra provare un'epigrafe qui rinvenuta, datata al I sec. d.C., che ricorda appunto il tempio degli ‘dei del foro’.
Tale spazio si presenta come una vasta area quadrangolare, regolarizzata con tagli in roccia sui lati Ovest e Nord, e con opere di sostruzione sui lati Est e Sud. In particolare l'indagine nella zona meridionale ha parzialmente messo in luce un sistema di quattro terrazze digradanti da Ovest verso Est e, nel muro di sostruzione della terza terrazza, ha permesso di rinvenire una porta monumentale, ampia m 3,30, di cui restano gli stipiti e la soglia: tale accesso permetteva il collegamento tra il quartiere abitativo, ubicato nel pianoro sottostante, e lo spazio agoraico soprastante, che doveva essere raggiunto tramite una scala, per colmare il dislivello esistente.

Iscrizione latina

E' possibile ipotizzare, sulla base dei resti di strutture emersi nelle terrazze stesse, la presenza di una stoa, verosimilmente a più piani, con colonnato superiore e ambienti nella parte inferiore, secondo un modello diffuso nell'architettura ellenistica. La sistemazione monumentale dell'area sembra da collocare cronologicamente nella prima età ellenistica, ma nella zona della terza terrazza e in particolare della porta i dati stratigrafici e l'analisi preliminare dei reperti provenienti dalla fossa di fondazione della soglia indicano, per l'impianto di tale struttura, la media età ellenistica. Tutta la zona mostra inoltre tracce di frequentazione di età medievale, con un riutilizzo di strutture esistenti e con nuove costruzioni, e quindi deve avere partecipato al reinsediamento che interessò verosimilmente, a partire dal XII sec., gran parte del Monte Barbaro e in particolare l'acropoli Nord.
Nel settore occidentale sono stati messi in luce i resti di un edificio rettangolare, con orientamento Nord-Nord Est/Sud-Sud Ovest, lungo m 21: esso presenta sul lato orientale pilastri alternati a muri di tramezzo, mentre è addossato alla roccia sul lato occidentale, che forse delimita un criptoportico . L'edificio è posto ai limiti di un'area aperta, attraversata da canali per il deflusso delle acque, un'area che sul lato meridionale è delimitata dai resti di una gradinata ad esso ortogonale. Sulla base di alcuni elementi planimetrici e strutturali e dei materiali rinvenuti, l'edificio del lato Ovest potrebbe essere identificato con un magazzino di carattere pubblico e sembra collocabile tra la tarda età repubblicana e i primi decenni dell'Impero.

Lastricato

Dal settore provengono anche interessanti documenti epigrafici, in particolare una serie di iscrizioni onorarie latine che si datano tra il I sec. a.C. e gli inizi del II sec. d.C., tra le quali si annovera l'iscrizione sopra citata relativa agli ‘dei forensi’, mentre il materiale ceramico portato alla luce è databile almeno fino al V sec. d.C., documentando una frequentazione intensa del settore in età romana. A Nord del primo edificio ne è stato identificato un secondo, colonnato, di cui si conservano in situ quattro colonne, impostate su una gradinata a tre livelli; quest'ultima struttura, più antica del primo edificio, è stata riutilizzata in età medievale come fondazione di un complesso abitativo, articolato intorno ad uno spazio aperto. A Est di questo edificio colonnato sono emersi i resti di un lastricato, impostato sulla roccia affiorante, che è da mettere in relazione con lo spazio agoraico. Certamente gli edifici colonnati giravano anche sul lato Nord del piazzale, dove un saggio di verifica ha messo in evidenza una piccola porzione di gradinata con tracce di imposta di colonne, simile a quella del lato Est e riutilizzata anch'essa in età medievale in una struttura verosimilmente abitativa.