LABORATORIO DI STORIA, ARCHEOLOGIA E TOPOGRAFIA DEL MONDO ANTICO

 

 

S. APOLLONIA

RICERCHE SUL TERRENO

 

 

 

SCAVI

Nel 1994 il Laboratorio di Topografia della Scuola Normale, su incarico della Soprintendenza Archeologica della Roscana, ha eseguito uno scavo d'emergenza in occasione della costruzionedi un nuovo edificio sul lato Ovest di via S. Apollonia, nel cantro di Pisa, a poca distanza dalla Piazza dei Cavalieri.
In un saggio (saggio 1, responsabili: A. Corretti - M.A.Vaggioli) nel settore più occidentale dell'area, in tempi recenti adibita a giardino, sono stati individuati un pozzo tardo-medievale

Pozzo tardo-medievale

ed un tratto di muro medievale, mentre, alla profondità di circa 3 m dal piano di campagna naturale, è venuto in luce un muro orientato Nord-Sud affiancato da un lacerto pavimentale. La copiosa presenza di acqua di falda non ha consentito un'indagine più approfondita di queste ultime strutture, che, sulla base del materiale ceramico associato, sembrano databili in età augustea.
Un secondo saggio (saggio 2, responsabili: A. Corretti - M.A.Vaggioli), aperto nel settore orientale dell'area, a margine dell'asse stradale, ha evidenziato una sequenza stratigrafica risalente fino al VII sec. a.C. Infatti sotto alle strutture più recenti (edifici in uso fino alla seconda guerra mondiale) e alle fondazioni di un sottostante edificio tardo-medievale, dopo una serie di livelli di abbandono, interrotti solo da una frequentazione alto-medievale attestata da un focolare, è stata messa in luce una cospicua quantità di frammenti ceramici, intenzionalmentegettati nella prima età imperiale per livellare le irregolarità del terreno.

Resti di palificazione

Al di sotto, un crollo costituito da elementi di incannicciato e scarsi frammenti laterizi ha sigillato il battuto pavimentale riferibile ad una capanna quadrangolare, che fu verosimilmente distrutta da un'alluvione. Essa era delimitata da muri con alzato in incannicciato su zoccolo in pietra, del quale sono state rinvenute le fosse di spoliazione.
Una capanna analoga è stata individuata anche nell'angolo Nord-Est del saggio, dove è venuto in luce un battuto pavimentale sul quale il crollo dell'alzato in incannicciato ha sigillato numerosi vasi d'impasto a scisti microclastici, ma la presenza delle strutture edilizie soprastanti e della strada non ha permesso di delinearne la planimetria.
Altri livelli pavimentali sono stati individuati sotto a quelli di entrambe le capanne, rivelando una pluristratificazione insediativa nel settore a ridosso dell'asse stradale, area che è risultata essere sempre stata più elevata, stabile e adatta all'occupazione, ubicata ai margini orientali di una zona che erainvece più bassa, e almeno in alcune fasi della sua storia umida e paludosa. Nel settoread Ovest dal precedente, infatti, dove si nota un avvallamento del terreno (forse un canale?) è stata individuata una vasta palificazione, composta da pali lignei di diverse dimensioni, appuntiti e in alcuni casi squadrati, talora collegati da tavole poste orizzontalmente, che sembra riferibile ad un'opera di bonifica e consolidamento del terreno, in quest'area molto scuto, torboso, ricchissimo di materiale organico (ossa e fibre vegetali) e di frammenti ceramici.
Alla quota più bassa raggiunta dallo scavo (circa m 6,5 sotto il piano di campagna attuale), in uno strato di terreno torboso parzialmente delimiatato da tavole lignee, sono stati messi in luce un cranio di cavallo ed uno di maiale, associati ad un'olla d'impasto deposta con la bocca rivolta verso il basso, evidente testimonianza di un rito di tipo ctonio.
Di particolare interesse per la quantità, la varietà e lo stato di conservazione è il materiale ceramico rinvenuto, databile tra il terzo quarto del VII sec. a.C. e gli inizi dell'età moderna. Accanto a produzioni di ambito locale di bucchero,

Fr. di oinochoe di bucchero (fine VII a.C.)

spesso riccamente decorato con punzonature e attestato dalle sua fasi iniziali a quelle più tarde; sono abbondanti le presenze di ceramica acroma figulina, di impasti a scisti microclastici, di ceramica “grigia”, di vernice nera, di ceramica ingubbiata e steccata sotto vetrina (della quale sono stati rinvenuti anche numerosi scarti di fornace e distanziatori); per quanto riguarda le importazioni, di particolare interesse sono quelle dall'Etruria meridionale (anfore, pelves, ceramiche vulcenti e ceretane), dal Volterrano (vernice nera, presigillata), dal Lazio e dalla Campania (vernice nera, vernice rossa interna, anfore), dalla Francia meridionale (anfore massaliote), dalla Grecia continentale e insulare (anfore corinzie, samie, chiote, coppe ioniche, una kylix laconica, ceramica figurata), dall'Africa (anfore, ceramiche da mensa e da cucina).
Si segnalano, tra i materiali edilizi, alcuni frammenti di sime e di lastre fittili di rivestimento, ed un elemento decorativo a protome d'ariete databile, per i caratteri stilistici, alla seconda metà del VII sec. a.C., elementi riferibili verosimilmente ad una struttura di un certo rilievo architettonico, che doveva essere ubicata in un'area limitrofa a quella indagata.

Elemento decorativo a protome di ariete (seconda metà VII a.C.)