LABORATORIO DI STORIA, ARCHEOLOGIA E TOPOGRAFIA DEL MONDO ANTICO

 

 

ENTELLA

RICERCHE SUL TERRENO

 

 

 

 

 

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SCAVI Area urbana

Dal 1983 sono state effettuate, più o meno regolarmente, numerose campagne di ricognizione e scavo (anni: 1983, 1984, 1985, 1986, 1987, 1988, 1989, 1990, 1991, 1992, 1995, 1997), che hanno prodotto risultati notevoli sia nell'area urbana dell'antica Entella, dislocata sul pianoro della Rocca, sia nella zona extramurana, posta alle pendici meridionali della stessa. Vedi Pianta localizzazione delle aree di scavo.

Il sito ha rivelato tracce di frequentazione a partire da epoca preistorica fino all'età medievale (XIII sec. d.C.).

Area urbana:


Ricostruzione del palazzo

Immagine ingrandita

Gli interventi di scavo e i sondaggi realizzati nell'area urbana, nonostante i limiti imposti alla ricerca dal fatto che la Rocca era e ancora è proprietà privata, sono numerosi, alcuni ormai conclusi, altri in progress.

Sul contrafforte roccioso, posto lungo il margine meridionale del pianoro della Rocca, è stato portato alla luce un palazzo fortificato di epoca medievale (saggio 2, responsabile: A. Corretti), un'imponente struttura quadrangolare (m 18 x 27 circa), con torrione di accesso, articolata intorno a due spazi aperti e collegata ad un complesso edilizio che si trova ad una quota inferiore (saggio 1, responsabile: A. Corretti) e che risulta affine a strutture abitative tipiche dell'Africa settentrionale islamizzata, con precedenti nel mondo orientale. Il palazzo, le cui prime fasi risalgono verosimilmente all'XI sec., è dimora signorile a fine XII-primo quarto del XIII sec.; la massiccia struttura ricorda i dongioni rettangolari della Francia, dell'Inghilterra e della Sicilia normanna, ma la disposizione degli spazi interni indirizza verso modelli abitativi islamici; per quanto concerne l'aspetto difensivo i costruttori del palazzo devono avere risentito degli influssi delle esperienze maturate in Terrasanta.

Impianto termale

Di grande interesse il rinvenimento, all'interno del palazzo, di un piccolo impianto termale o hammam che trova confronto in Sicilia con un impianto analogo rinvenuto nel palazzo della Zisa a Palermo (ultimo quarto XII sec.).

 

A Nord-Ovest del palazzo fortificato è in corso di scavo il saggio 23 (responsabile: A. Corretti), un insieme di strutture murarie, con tracce di incendio (foto di scavo). Tali strutture sono appoggiate ad un grande muro di contenimento sub-acropolico e sembrano fare parte di un più ampio complesso, forse a terrazze, di fine IV- prima metà III sec. a.C., coevo con il granaio rinvenuto nel vallone orientale.

Nella zona del contrafforte roccioso settentrionale, opposto all'area del palazzo fortificato, è stata messa in luce una porzione di abitato medievale (saggio 9, responsabile: G. Bejor), di epoca sveva, mentre, proseguendo dal medesimo palazzo verso Est, troviamo il saggio 16 (responsabile: C. Michelini), nel quale sono stati evidenziati i resti di alcuni ambienti molto danneggiati dalle arature e verosimilmente pertinenti a due edifici con orientamento leggermente differente. Anche se la loro articolazione ed estensione e la loro esatta funzione restano ancora da precisare, i materiali ceramici e i numerosi frammenti di laterizi con bolli AT IERAI, EPI LAKWNOS e REGINOU, rinvenuti in uno dei due edifici, testimoniano una frequentazione dell'area fra il III sec. a.C. e il I sec. d.C. ca. Interessanti anche i materiali di età medievale rinvenuti negli strati più superficiali, databili fra la seconda metà del X e la metà del XIII secolo.

A Nord-Est del precedente saggio è stata indagata parzialmente un'area (saggio 12, responsabile: D. Moreschini), dominata da un affioramento roccioso, dove un edificio, a cui appartiene una grande struttura muraria in opera isodoma, sembra abbandonato nella prima metà del IV sec. a.C. Il rinvenimento di ceramica miniaturistica potrebbe essere messo in relazione a presenze cultuali in loco.


Un saggio di scavo (17, responsabili: P. Ghizolfi, S. Gelichi) in progress interessa la sommità del Pizzo della Regina, il più alto dei rilievi del pianoro, posto a Sud-Est, dove erano evidenti i resti di un altro fortilizio medievale.

Pizzo della Regina

Sul versante Nord-Est del Pizzo è stata rilevata la presenza di un muro di cinta, spesso m 1,40-1,50, in blocchi di gesso appena sbozzati, mentre resti di due ambienti rettangolari, di dimensioni simili, si trovano addossati l'uno al perimetrale Nord-Est, l'altro a quello Est (oggi non più conservato). Sulla base dei dati finora rinvenuti, è possibile ipotizzare che il Pizzo possa essere stato occupato oltre la metà del XIII d.C.

Sul pianoro sommitale della Rocca sono in corso di indagine due aree: la prima (saggio 21, responsabile: A. Bove), a Nord del saggio 12, ha interessato un fronte di cava con evidenti segni di estrazione; la seconda (saggio 22, responsabile: A. Corretti), al centro di un avvallamento secondario sotto al saggio 12, ha restituito resti di edifici databili, al momento, dall'età ellenistica all'età repubblicana, con diverse fasi di utilizzo. Interessante una fase di ripresa della frequentazione in epoca medievale, documentata da rozze strutture murarie, con tracce di focolari, e da buche di scarico con materiali databili all'inizio dell'XI sec. d.C., i più antichi finora documentati per l'epoca medievale a Entella.

A oriente dei precedenti saggi, nel vallone Est, sono stati effettuati due limitati sondaggi (saggi 10/11, responsabile: G. Nenci) che hanno prodotto materiale inquadrabile in età ellenistica; a Nord-Ovest di questi sondaggi un breve saggio esplorativo (saggio 15, responsabile: M. de Cesare) non ha evidenziato elementi strutturali, ma ha prodotto delle sequenze stratigrafiche compatte e omogenee, utili per le tipologie e le associazioni dei materiali: in particolare dati interessanti concernono le ceramiche indigene, incise e impresse, nonché ingubbiate e dipinte, trovate qui associate con materiali di importazione o tradizione greco-arcaica e classica del VI-prima metà V sec. a.C.

Antistante al saggio 15, lungo il fianco orientale del medesimo vallone, è stato portato alla luce (saggio 3, responsabile: M. C. Parra) un edificio che si sviluppa per una lunghezza di 25 m ed è articolato in due corpi rispettivamente di 5 e 2 ambienti, separati da una scala.

Foto da pallone SAS 3 + SAS 30

. L'edificio è identificabile come granaio pubbico, in base ai numerosi contenitori di granaglie (pithoi) rinvenuti negli ambienti. Al suo interno sono presenti anche tracce di ambienti di uso domestico(un piccolo forno, ceramica da mensa e dispensa e un telaio) Un vano era destinato anche all'immagazzinamento di altri prodotti alimentari conservati in numerose anfore. Il corpo meridionale dell'edifico è mal conservato, perciò la sua funzione non è chiara.


Ricostruzione magazzino

Immagine ingrandita

Il granaio, impiantato in una zona già abitata (tracce di una capanna con focolare), fu costruito nell'ultimo quarto del IV sec. a.C., e fu distrutto da un incendio entro alla metà del III a.C. Tale evento distrusse gli ambienti F e D repentinamente, sigillandoli, e provocò l'abbandono degli altri vani; il crollo delle strutture invece avvenne in più fasi. L'edificio è inquadrabile nella tipologia dei granai ellenistici a carattere pubblico, presenti in Sicilia anche a Monte Adranone o Morgantina, e le attestazioni di uso domestico presenti al suo interno possono essere spiegate con un duplice uso dello stesso, come magazzino/ufficio e abitazione da parte dei magistrati addetti alla distribuzione pubblica del grano.
A Sud-Est del granaio è stata parzialmente identificata la cava di estrazione dei materiali da costruzione dell'edificio stesso, mentre presso l'angolo Nord-Ovest è stato messo in luce un deposito votivo di fondazione costituito di statuette fittili femminili con porcellino o fiaccola (foto del deposito durante lo scavo), riconducibili ad un arco cronologico ampio, dalla seconda metà del V a.C. fino alla fine del IV a.C., nonché ceramica, per lo più acroma, inquadrabile nella seconda metà del IV a.C.
A Nord del granaio ellenistico, nel saggio 30 (responsabile: M. C. Parra con la collaborazione di M. de Cesare), ancora in corso di indagine, sono emersi i resti di un edificio allineato al precedente: nell'area, oltre a presenze di epoca arcaica, è stata identificata una prima fase edilizia a carattere monumentale, databile ai primi decenni del V a.C., testimoniata da un edificio, contenuto da un imponente muro in opera isodoma, con pianta ad oikos. Si ipotizza che l'edificio possa avere avuto un utilizzo a carattere sacro, sia per il rinvenimento, al suo interno, di una struttura identificabile come un altare, sia per la presenza, nell'area, di terrecotte votive riferibili ad ambito ctonio. A fine IV sec. a.C., quando viene costruito il granaio, anche questa zona viene edificata, come testimoniano due ambienti riferibili a tale fase, con il riutilizzo di blocchi e di un tratto del muro di contenimento dell'edificio precedente. Dalla metà del III sec. a.C. l'area non è più frequentata fino ad epoca medievale, quando fu interessata da frequentazioni e forme abitative databili nella prima metà del XIII d.C.
Ancora più a Nord delle precedenti strutture, lungo il medesimo fianco orientale dela vallone Est, è stato scavato un impianto artigianale (saggio 6, responsabile: M. G. Canzanella), composto di quattro vasche rettangolari, rivestite di cocciopesto, ed una vasca ovale, priva di rivestimento.

Planimetria SAS 6

Incerta la cronologia della struttura, verosimilmente di età ellenistica, e la destinazione d'uso della medesima: essa potrebbe essere identificata sia con una struttura per la decantazione dell'olio dopo la torchiatura, sia con una struttura relativa alla produzione del vino, sia infine, ma con più riserve, con una fullonica, destinata al trattamento della lana o al lavaggio e alla cura di indumenti e tessuti.
Una serie di ricognizioni topografiche hanno interessato le fortificazioni dell'antica città, per verificare l'andamento del tracciato murario, in alcuni punti affiorante, e per identificare la posizione delle vie d'accesso alla città medesima. A seguito di tali indagini sono stati effettuati interventi in alcuni settori specifici. In particolare, nel vallone Nord-Est è stato aperto un saggio (saggio 20, responsabile: C. Michelini) che ha permesso di evidenziare un tratto del muro di cinta lungo 50m ca., rettilineo e con orientamento Est-Ovest, interrotto a metà da un varco in corrispondenza del quale un torrione quadrangolare si appoggia esternamente alla cortina muraria in maniera obliqua. Sebbene il pessimo stato di conservazione delle strutture, dovuto anche al forte dilavamento che ha interessato l'area, renda alquanto problematica la lettura planimetrica del complesso, è verosimile che in questo punto del muro di cinta sia da identificare la presenza di una postierla. Resta, invece, ancora da chiarire il reale andamento delle mura ad Ovest del tratto già messo in luce, dove è verosimile che la presenza di possenti frane abbia distrutto completamente parte del muro di cinta medesimo, compromettendo forse anche la possibilità di individuare una delle porte principali della città, che certamente doveva esistere su questo versante. Le indagini, condotte in estensione e a livello superficiale, non hanno fornito sufficienti dati per una datazione delle strutture, ma alcune considerazioni preliminari sulla tipologia della struttura muraria consentono di ipotizzare -almeno per una parte del muro- un impianto tardo-arcaico.

SAS 20


Nel punto più basso del vallone Nord-Ovest, dove una discontinuità della cinta, riscontrata a livello di superficie, lasciava ipotizzare l'esistenza di un varco di accesso, sono stati evidenziati (saggio 14, responsabili: S. Storti - M. A. Vaggioli)

SAS 25

due bastioni, uno a Ovest, l'altro a Est. Il primo, formato da quattro setti murari paralleli con emplecton di terra, attestati su una struttura ad essi perpendicolare, presenta una tecnica costruttiva omogenea, a blocchi gessosi irregolarmente sbozzati e posti in opera a secco, ed un impianto databile nel corso del VI sec. a.C.; il secondo, a doppia cortina con riempimento di pietrame, risulta oggetto di numerosi rifacimenti, tra cui la costruzione di un imponente paramento esterno a grossi blocchi squadrati, messi in opera di testa e di taglio. Lo scavo all'interno del bastione Est ha permesso di individuare una fase di frequentazione in età arcaica, una ristrutturazione agli inizi dell'epoca classica ed una fase di uso conclusasi con un crollo che ha sigillato alcuni lacerti di battuto pavimentale. Successivamente, in questo settore come negli altri del saggio, sono attestati solo livelli di accumulo colluviale intervallati da piccoli crolli, testimonianti un lento abbandono dell'area a partire dall'epoca ellenistica, in mancanza di distruzioni repentine e violente. Nell'area centrale del saggio, tra i due bastioni, è stato individuato un grossolano acciottolato stradale, riferibile alla via, detta "la carrozzata", che assicurava l'accesso alla Rocca da Nord-Ovest fino a pochi decenni fa. A causa dei violenti fenomeni di dilavamento e di erosione ai quali è soggetto questo settore, non è stato invece possibile individuarvi alcuna struttura, non permettendo dunque di comprendere se vi fosse ubicata una porta urbica, eventualmente tamponata in una fase successiva, oppure un tratto continuo di cortina muraria.
Un altro intervento (saggio 19, responsabili: M. Gargini - S. Storti) è stato effettuato sempre nel vallone Nord-Ovest, ad Est del saggio 14. Nell'area in questione è stato scavato un torrione quadrangolare caratterizzato, sui lati al momento visibili, da paramenti murari esterni in blocchi gessosi rettangolari, disposti su filari regolari e da una fondazione molto potente, che si articola in due piattaforme e setti interni; tale fondazione era correlata alla necessità di sostenere un alzato a più piani, funzionale all'alloggiamento di macchine da tiro. All'interno del torrione si è evidenziata la presenza di due vani, separati da un setto murario, che rappresentano verosimilmente il piano terra del torrione. A Sud-Est dello stesso sono venuti alla luce elementi relativi alla porta di ingresso alla città antica, tra cui la soglia e un blocco con il foro di alloggiamento per il cardine, mentre resti del piano stradale, costituito da basole in pietra abbastanza regolari, frammiste a sporadici ciottoli fluviali, sono stati portati alla luce all'interno e all'esterno della porta medesima; la strada è delimitata, dentro le mura, da due muri paralleli, distanti m 3,20. Al momento si è ipotizzata come verosimile, per la porta, per il torrione, per il tratto di cortina muraria a doppio paramento che corre verso Sud-Est e per quella che si estende ad Ovest una datazione nella seconda metà del IV sec. a.C. Nel saggio è stata evidenziata altresì una fase verosimilmente di epoca medievale nell'area a ridosso della cortina muraria sud-orientale interna: tale fase è caratterizzata dall'edificazione di un muro, perpendicolare alla cortina medesima, che sembra avere subito, nello stesso periodo, dei rifacimenti, e dalla sistemazione relativa al muro suddetto. Nel tratto di mura che si estende tra il SAS 19 e il SAS 14, è stato poi indagato un torrione semicircolare (saggio 25, responsabile: C. Michelini), struttura a grandi blocchi squadrati, articolata all'interno in più vani, in uno dei quali, quello più settentrionale, a contatto con la cortina esterna, sono stati individuati un piano di calpestio in terra battuta ed un livello d'uso da cui provengono interessanti materiali della prima età classica. Nella parte più interna del torrione sono stati messi in luce livelli di frequentazione medievali riferibili sia ad un uso della struttura a scopo abitativo, sia, nel settore nord occidentale, ad un utilizzo di tipo funerario, che ha restituito fino ad ora 3 sepolture di rito islamico, probabilmente parte di un'area necropolica più vasta.